Orto Botanico di Urbino

Una piccola perla incastonata nel gioiello rappresentato dal centro storico della città ducale: un “giardino segreto” a disposizione di chi voglia coglierne l’essenza.
21
Set

Un “giardino segreto” per Amori Botanici

L’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, oggi Centro Orto Botanico, è una piccola perla incastonata nel gioiello rappresentato dal centro storico della città ducale: un “giardino segreto” a disposizione di chi voglia coglierne l’essenza.

E’ probabile che l’Orto Botanico, appartenuto fin dal 1286 ai padri francescani del Convento di S. Francesco, possa derivare da un “Hortus Simplicium”. La sua istituzione risale al tempo della “soppressione francese” del Convento (1807) a cui fece seguito la chiusura dell’Università e l’istituzione di un Liceo Convitto (1809).

Le cattedre di Agraria e di Botanica furono affidate a Joannes de Brignoli, botanico famoso e ricercato, a cui fu ceduta, in seguito ad una sua precisa richiesta, l’area del giardino confiscata ai padri francescani qualche anno prima. In breve tempo il de Brignoli ottenne semi e piante vive da tutto il mondo e, passo importantissimo, fece costruire nel 1813 una serra dando avvio a una collezione di piante esotiche unitamente alla possibilità di conservare, durante l’inverno, piante che mal si adattavano al clima urbinate.

A lui quindi si deve la fondazione dell’Orto Botanico come Istituzione Scientifica a supporto indispensabile della ricerca e dell’insegnamento.

Con la caduta di Napoleone si ristabilì il governo pontificio e risorse l’Università. Il de Brignoli fu allontanato e l’Orto Botanico restituito agli ordini religiosi. Sottoposti da un lato alle pressioni di papa Pio VII, che imponeva loro l’obbligo di continuare “…la coltivazione delle piante botaniche…”, e dall’altro a quelle della comunità urbinate, i frati finirono per cedere, a partire dal 1820, l’Orto al Comune in cambio di un affitto, rinnovabile ogni 9 anni.

Nel 1844, dopo anni di dure controversie, in cambio della chiusura di un passaggio pubblico che attraversava il Convento, l’Orto fu definitivamente ceduto al Comune ed in seguito all’ Università.

Dunque il “bellissimo prato grande”, in cui Federico da Montefeltro trascorreva in tranquillità il suo tempo libero, ritornò finalmente alla sua città ed all’Università che ne è parte integrante.

di Anahi Elena Ada Bucchini

Tratto da “Origini e vicende dell’Orto Botanico di Urbino” di Giovanna Giomaro

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