MARINA DE MATTIA 

BREVE PROFILO

Nata a Roma nel 1960. Laureata in Scienze Naturali con perfezionamento in Didattica delle Scienze. Ha lavorato nel campo della Ricerca scientifica presso il Laboratorio di Igiene ambientale dell’I.S.S. È stata Docente di matematica e scienze nella scuola media inferiore e nelle commissioni d’esame delle scuole medie superiori. Attualmente funzionario nel settore della Prevenzione.
È stata Consigliere di Pro Natura Genova, per la cui rivista ha curato la rubrica di “Natura in città”. Fa parte della redazione della rivista “Ecologia Urbana” dove tiene la rubrica di “Educazione ambientale in città”.
Pubblicazioni:
ha al suo attivo numerose pubblicazioni su Riviste Scientifiche e di Didattica delle Scienze.
Ha pubblicato quaderni didattici nell’ambito del Progetto di Educazione Ambientale del Comune di Genova: “Osserviamo la Natura intorno a noi”.
Dal 2008 scrive racconti, fiabe e filastrocche per avvicinare anche i più piccoli ai temi dell’ecologia e della salvaguardia ambientale. 
Le sue opere hanno ricevuto diversi premi e riconoscimenti in Concorsi letterari, tra cui il Concorso “Ambiart” nella sezione a tema: “Uomo- Natura-Ambiente”
Altre opere sono state pubblicate in rete su siti naturalistici e per l’infanzia.
Ha pubblicato diversi e-book, tra cui la raccolta di racconti di Ecologia Urbana “C’era una volta in città”, “Un mondo da amare” e “Piccolissimi”. 
Tutti i suoi e-book sono disponibili on line nei principali bookstore.
YouTube:
 crea video sulle proprie opere, quiz naturalistici per tutte le età e video di Natura in città sul suo canale: “Marina De Mattia – Il mondo di Mari”
Sito internet:
ha creato un sito sul suo ‘Scrivere di Natura’: www.marinademattia.vitanelbisagno.it 
Instagram: 
è presente su Instagram con il profilo: @naturalista.urbana 

Tardi, tardissimo!

Anche stamattina, la solita storia.

Prendo l’autobus, poi la metro e, alla fine imbocco a piedi il viadotto per arrivare in ufficio.

È presto, molti nel porto si spostano in macchina e il viadotto è semideserto. 

Adoro questa atmosfera e il cielo grande sopra di me.

È un angolo di città davvero molto particolare e non posso fare a meno di fermarmi a osservare.

C’è sempre qualcosa che attira la mia attenzione: i colori delle nuvole, i gabbiani che volano striduli sopra le acque, i  passeri o le rondini che trovano casa negli edifici più antichi.

Quello però che amo di più,  è osservare quelle piccole piante che nascono spontanee nelle fessure di muri e marciapiedi.

Sono affascinata da quel piccolo mondo verde in mezzo al cemento e mi fermo a guardare.

Una vocina, dentro di me, mi dice però che non sto facendo una passeggiata, che devo andare al lavoro, ma la mia curiosità naturalistica è più forte e così tiro fuori il mio cellulare e provo a fotografarle. 

La mia attenzione oggi è attirata da una piccolissima pianta dai minuti fiori gialli, cresciuta sul bordo del marciapiede.

Mi piego sulle gambe  per guardarla meglio. È molto graziosa e la luce del mattino mi sembra renda più vividi i suoi colori.

A causa dei miei studi naturalistici, comincio subito a pensare alla classificazione e alla sua identificazione botanica.

È una graziosa Acetosella, quindi del genere Oxalis, sì ma quale specie?

Oxalis flava L. ha foglie composte da quattro a sette foglioline di forma allungata mentre questa ne ha solo tre. 

Le sue foglie composte sono formate da tre foglioline a forma di cuore come Oxalis pes-caprae L., ma in quest’ultima i fiori sono portati in grappoli.

Ha lo stelo strisciante come l’Oxalis corniculata… sì, potrebbe essere lei.

Rimango lì per un attimo a rimirare soddisfatta la piantina. Quando poi però, mi avvicino ancora un pochino, mi colpiscono soprattutto la delicatezza dei piccoli fusti ricoperti da una tenera peluria e la luce che si riflette dai piccolissimi fiori giallo sole.

Si è alzato un po’ di vento, provo a tenerla delicatamente con la mano e, sentire quelle piccole foglie tra le mie dita, mi riempie di tenerezza.

Dopo la pioggia della notte scorsa, le foglie non sono ancora del tutto distese e, persa nei miei pensieri, mi torna in mente che questa piantina viene chiamata anche “bella addormentata” o “trifoglio dormiente” proprio per questa sua tendenza a richiudere le foglioline e le sue infiorescenze, come degli ombrellini.

Inquadro col mio cellulare e provo a fare una foto.

La vocina mi ricorda che così farò tardi ma, nella fretta, non sempre le foto vengono nitide e perciò, devo rifarla.

Mi avvicino, provo a ingrandire un pochino per cogliere meglio i sorprendenti particolari che solitamente sfuggono a un primo sguardo veloce e provo a migliorare la messa a fuoco.

Senza rendermene conto, mi ritrovo a fare ben più di una foto.

Controllo sul telefono come sono venute ma poi, improvvisamente, eccola che torna…

“Arriverai tardi in ufficio!”, mi dice ancora la vocina dentro di me e quindi, a malincuore, spengo il cellulare e continuo a percorrere il lungo viadotto del porto.                                                                                 

Faccio qualche passo ma poi, altri boccioli attirano nuovamente la mia attenzione e torno a guardare quella piccola creatura che si muove col vento che è sopraggiunto ma che ora è un po’ troppo forte e non mi permette più di fotografare, quindi allungo il passo, guardando davanti a me.

Eccolo lì, il basso edificio grigio, immobile, che mi sta aspettando. 

Guardo l’orologio, con un sospiro accelero,  inciampando sulla passerella di legno perennemente dissestata e, con un ultimo sprint, arrivo vicino alla porta d’ingresso. 

Mi giro indietro per un ultimo sguardo e poi entro, sperando di ritrovare, quando uscirò dall’ufficio, la mia piccola amica verde. 

 È davvero incredibile come una pianta così piccola possa essere riuscita a rasserenarmi la giornata, rendendo migliore la mia vita frenetica di città.