LUCIA VIEGI 

BREVE PROFILO

Nata a Pisa il 26 febbraio 1947 • laureata in Scienze Naturali (19 Novembre 1970) e in Scienze Biologiche (8 Novembre 1972) presso l’Università di Pisa • Ha ricoperto vari ruoli dall’ A. A. 1970-71 al 2015, e ha svolto attività didattica nell’ambito di vari insegnamenti di Botanica, presso l’Università di Pisa. – In quiescenza dal 1 novembre 2015. L’attività di ricerca della Prof.ssa Lucia Viegi si è articolata su tre tematiche fondamentali: 1) Flora esotica; 2) biosistematica, morfologia ed embriologia vegetale; differenziamento, sviluppo e funzione di organi connessi con la riproduzione nei vegetali; 3) etnoveterinaria. E’ stato membro di Comitati di Revisione della Società Botanica Italiana e ha fatto parte del Comitato scientifico di revisione del gruppo di lavoro nazionale per il censimento della flora esotica d’Italia. E’ stato referee per alcune riviste internazionali e ha fatto parte dell’ Editorial Board della rivista “Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine”. Ha collaborato con ricercatori di varie Università italiane (Pisa, Siena, Sassari, Firenze, Lodi, Roma) e con ricercatori dell’Università di Monastir (Tunisia). Autore o coautore di oltre 120 pubblicazioni scientifiche : sia articoli su riviste internazionali, che nazionali, capitoli o articoli in libri; libri (2011. La flora vascolare esotica spontaneizzata della Toscana; 2012. Nuova guida alle piante della Flora italiana tossiche per i cavalli)

Flora e vegetazione lungo l'Arno a Pisa

Consapevole dell’importanza della conoscenza del patrimonio ambientale che abbiamo sotto gli occhi giornalmente e che, a causa della diffusa “cecità alle piante” (“plant blindness”), molti ignorano, vorrei invitarvi ad osservare le piante che si ritrovano lungo l’Arno a Pisa.

Vi condurrò quindi in battello alla scoperta della copertura verde sulle sponde dell’Arno, e non solo.

Iniziando la navigazione ad Est, dalla zona delle Piagge (Foto1), .lungo il corso dell’Arno si troveranno sia tratti a buona naturalità, che zone densamente abitate ed urbanizzate, anche per attività produttive; la flora e la vegetazione assumono decisamente connotati diversi. 

Durante l’inverno le rive vengono più o meno completamente sommerse, le piante inoltre seguono il loro naturale corso di vita e le sponde si presentano spoglie, tanto più durante le piene, che sommergono completamente il manto vegetale.

I due tipi di vegetazione che si ritrovano lungo il fiume (vegetazione ripariale e vegetazione palustre) sono costituiti da specie tipiche, idrofile, che possiedono peculiari adattamenti morfologici ed ecologici, quali: flessibilità di fusti e radici; presenza di aerenchimi o di radici avventizie; riproduzione vegetativa, per radicamento di porzioni vegetative; dispersione di semi e frammenti vegetativi per trasporto idrico.

La fascia riparia svolge diverse importanti funzioni, tra le quali alcune non biologiche, cioè legate al valore paesaggistico, ricreativo e didattico.

Un ruolo fondamentale è quello di essere nutrimento e rifugio per la fauna ittica e l’avifauna. Durante i mesi freddi, le sponde dell’Arno sono regolarmente frequentate da cormorani (Phalacrocorax carbo L.) e da aironi cenerini (Ardea cinerea L.) (Foto 2), mentre in tutte le stagioni sono presenti piccioni e gabbiani.

Lungo l’Arno sono visibili popolamenti di specie arboree, a pioppo (pioppo nero o Populus nigra L., dominante, oltre a pioppo bianco, Populus alba L.), salice bianco (Salix alba L.), salice da ceste (S. triandra L. subsp. alba), salice rosso (S. purpurea L.), salice grigio (S. cinerea L.) e salice piangente (S. babylonica L.), robinia (Robinia pseudoacacia L.), nord americana, specie molto frugale e di estrema adattabilità, indifferente al substrato; sono tutti alberi a foglie caduche, che possono raggiungere i 30 metri di altezza.

Il Salix babylonica e la Robinia pseudoacacia, insieme ad altre «aliene», presenti qua e là lungo il fiume, costituiscono elementi estranei, che con il loro sviluppo modificano il delicato equilibrio ecologico e riducono la biodiversità, facendo spesso scomparire le specie originarie. Si ritrovano diverse specie invasive: l’Ailanthus altissima (Mill.) Swingle, o albero del paradiso, della Cina, che forma densi “boschetti”, in particolare presso il ponte dell’Aurelia; la Phytolacca americana L. o uva turca, nordamericana; molto diffusa è anche l’ indaco bastardo o smorfia o amorosa o gaggia (Amorpha fruticosa L.), nordamericana; infine l’Helianthus tuberosus L. o tupinambour, nordamericana, che compare sporadicamente in autunno.

In qualche tratto troviamo arbusti come il sambuco nero (Sambucus nigra L.) (sotto la Cittadella), suffrutici come i capperi (Capparis orientalis Veill.), radicanti sulle mura che delimitano le rive (ad esempio sotto la chiesa di Santa Maria della Spina); rampicanti quali Edera (Hedera helix L. subsp. helix) e vitalba (Clematis vitalba L.); infine alberi come l‘ ontano nero (Alnus glutinosa (L.) Gaertn.), che si intravedono navigando oltre il ponte del Cep.

In molte zone lungo le sponde dell’Arno è possibile trovare tracce di vegetazione palustre, costituita da specie, per lo più erbacee, legate alla presenza di acqua stagnante: erbe igrofile come il farfaraccio maggiore (Petasites hybridus (L.) G.Gaertn, B.Mey. & Sherb. subsp. hybridus), l’epilobio (Epilobium hirsutum L.) e varie specie di menta, quali Mentha aquatica L. subsp. aquatica. Sono consorzi di limitatissima estensione (spesso pochi metri quadrati) e di modesta e discontinua composizione floristica. Tra i coltivi e l’invaso si trovano anche piccoli prati a dominanza di graminacee.

Talora le graminacee compaiono anche sulle spallette, in piccole cavità in cui sono sufficienti un po’ di terra e poca umidità; spesso sono accompagnate da molte altre, appartenenti a famiglie e specie diverse: varie specie di Asteraceae, come l’Inula (Dittrichia viscosa (L.) Greuter), rovi (Rubus idaeus (L.) subsp. idaeus), Solanaceae quali l’erba morella (Solanum nigrum L.), , Valerianaceae quali la valeriana rossa (Centranthus ruber (L.) DC. subsp. ruber), Felci (Polypodium vulgare L.) e muschi, addirittura piantine di fico (Ficus carica L.) (Foto 3).

In alcuni tratti si notano estesi popolamenti di canna domestica (Arundo donax L.), centrasiatica, oggi cosmopolita. La maggior parte dei bassi fondali sono colonizzati da canneti, formazioni a cannuccia di palude (Phragmites australis (Cav.) Trin. Ex Steud.); canna domestica e cannuccia di palude sono cenosi sia antropiche che naturalizzate, e formano una barriera quasi compatta lungo l’Arno più a ovest. 

Dove la cannuccia non è dominante, la vegetazione è composta da varie Ciperacee, come specie di Carex e Cyperus, dalla salcerella (Lythrum salicaria L.), dalla tifa (o biodo) a foglie strette (Typha angustifolia L.) e dalla tifa a foglie larghe (Typha latifolia L.). 

In estate le rive si ricoprono di rovi (Rubus hulmifolius Scott.). Insieme ai rovi crescono numerosissime piante di Artemisia vulgaris L., spesso consociata con le ortiche (Urtica dioica L., U. urens L.), che raggiungono anche altezze considerevoli, e ricoprono completamente il suolo, tanto da precludere la crescita di altre piante.

Tra le piante coltivate in città lungo il corso dell’Arno si intravedono platani (Platanus hispanica Mill. ex Munchh), pini es. pino domestico (Pinus pinea L.) e tigli (Tilia cordata Mill.).

Andando verso la foce compaiono dei piccoli orti, dove si coltivano ortaggi (Cucurbita sp.pl., pomodori, ecc.); le rive costeggiano a destra il parco di S. Rossore, si fanno sempre più verdi, coperte da abbondanza di graminacee, canne domestiche e cannucce di palude, salici, pioppi ed ontani neri; quindi dai resti della così detta “foresta planiziaria”, costituita da farnia (Quercus robur L.), carpino bianco (Carpinus betulus L.), olmo (Ulmus minor Mill.), varie specie di aceri (Acer sp. pl.), frassini (Fraxinus sp.pl.) e molti altri alberi ed arbusti; si intravedono anche lembi di pineta di S. Rossore (pino marittimo o Pinus pinaster Aiton subsp. pinaster e pino domestico o Pinus pinea L.).

Concludendo, una gita in battello ci ha portato a scoprire molte specie di piante lungo il fiume, in città e nelle immediate vicinanze, tra cui alcune che anche D’Annunzio citava:

«….Le lodolette cantan su le pratora
di San Rossore
e le cicale cantano su i platani
d’Arno a tenzone »

(“ La Tenzone” dall’Alcyone. Marina di Pisa, 5 luglio 1899).