IL RESPIRO DEL MONDO – piante in città fra pensiero e cura

DATA: 12 novembre 2021

Comitato scientifico: Umberto Castiello (Università di Padova), Marco Dinetti (Lipu), Patrizia Menegoni (Enea), Bartolomeo Schirone (Università degli studi della Tuscia)  

Comitato Tecnico: Federica Colucci (Enea),  Claudia Trotta (Enea), Maria Sighicelli (Enea),  Francesca Lecce (Enea), Territori e Oltre ETS , Lipu

Il rapporto tra esseri umani e piante è mutato nei secoli e oggi, alla luce della moderna condizione è sempre più evidente la necessità di una riforma  del pensiero e del lessico che ne permetta la corretta espressione.
Una diffusa cecità alle piante (plant blindness) associata all’utilizzo di termini esportati da logiche di ambiti con caratterisctiche profondamente diverse quali ad esempio infrastrutture, manutenzione, verde attrezzato, utilizzate in modo acritico,  rischiano di generare   progetti e fenomeni  inadeguati a gestire la complessità ed eterogeneità del vivente semplificando  il rapporto uomo/piante a mera fornitura di servizi ecosistemici.
Abbiamo bisogno di uno sguardo postumano che decentri la nostra posizione e la riconduca alla evoluzione naturale di cui siamo parte. Dobbiamo cercare di passare da una posizione apicale a una posizione di pienezza nella quale  riconoscerci parte del tutto anche se ciò genera difficoltà e conflitti.
Il mondo vegetale della città è interstiziale, immobile, fragile,  uno sfondo verde ancora troppo semplicemente solo verde!   Ai più sfuggono le specificità, gli individui, le relazioni, la  capacità di sentire e rispondere, ne corrisponde una percezione  disattenta,  priva di  azioni e considerazioni morali.
Oggi abbiamo la fortuna di avere a disposizione una grande conoscenza e misura circa il rapporto tra esseri umani e piante e una chiara idea della nostra dipendenza da questa componente del mondo in cui viviamo, dobbiamo fare lo sforzo di smettere di pensare agli ecosistemi come a scaffali di un supermercato. In considerazione del fatto che l’uomo è un sapiente blend di natura e cultura, non si tratta di stabilire oggi una priorità di valori, ma una scala di bisogni ed investire in  quel “salto culturale” che ci permetta di emanciparci dall’antropocentrismo, dalla  logica di “specie superiore”,  riconoscerci partecipi ai cicli vitali, riducendo la distanza che ci separa da una comprensione empatica della natura, perché senza la capacità di emozionarci  davanti ad albero, di riconoscere nella folla della quotidianità i soggetti (anche vegetali) che partecipano al nostro stesso mondo, la  “società sostenibile” di cui ci facciamo paladini rischia di ridursi a mera figura retorica.
Una moderna RIVOLUZIONE VERDE, lungi dall’essere ricondotta a mera forma di innovazione delle tecniche,  ad un insieme di calcoli ed algoritmi, sta nella capacità di riconoscere un mondo intrinsecamente giusto. Infatti, ciò che  oggi rappresenta una vera  “malattia culturale” è il modo in cui tendiamo a considerarci l’unica forma di vita importante.
Curare questa malattia non sarà facile, non bisogna essere alberi per capire come sentono gli alberi almeno come non è necessario essere di una razza oppressa per rifiutare il razzismo. Imparare a prendersi cura delle piante, ben lontano dal manutenerle,   include la capacità di lasciarle semplicemente vivere.
Le parole sono importanti: il lessico rende condivisibile il pensiero … verde attrezzato, ricreativo, infrastrutture, manutenzione… continuare a usare in maniera estensiva e acritica espressioni come queste, generate dalle logiche esportate da altri ambiti, anestetiche, quantitative, appartenenti ad  una vecchia generazione di piani e progetti rivelatasi assolutamente inadeguata a gestire complessità ed eterogeneità della vita urbana come valori, crediamo non sia di nessun aiuto al processo di riforma del pensiero in atto.
Le parole sono importanti: a partire da esse che si costruiscono i dispositivi della lettura e descrizione della realtà, che si decodificano le attitudini e i bisogni degli abitanti. Scegliere le parole più significative per descrivere l’eterogeneo mosaico dei paesaggi urbani, uscire da un approccio monoculturale, monocromatico (verde indistinto) richiede educazione dello sguardo,  capacità di ascolto, affinamento di conoscenze, vicinanza alle specie, alla loro ecologia,  ingredienti fondamentali per entrare in contatto con la complessità dei sistemi viventi, capirla, sentirla, progettare forme, rispettando le naturali distribuzioni, aggregazioni e dinamiche.

La partecipazione è libera e gratuita, previa REGISTRAZIONE ONLINE

per info patrizia.menegoni@enea.it