GRAZIELLA ARAZZI

BREVE PROFILO

docente di Filosofia e Storia, comandato presso USR Liguria. Si occupa di coordinamento Formazione scuole liguri e di Sistema Nazionale di Valutazione

Un albero di camelie tra luci dell'autunno e promesse di futuro

Affacciandomi  da un terrazzo di uno stabile un poco annoiato, ai bordi della via Aurelia, ponente estremo di Savona, di fronte a negozi e parcheggi a pettine, ti ho re-incontrato in  un pomeriggio d’autunno con promessa di pioggia, albero di camelia, sotto un cielo denso di bruma in arrivo dal fronte  francese o dal lontano Oceano di cui si avverte comunque la presenza.  

Sotto il velo di una luce grigio perla, il  tuo tronco con ombre verde scuro mi ha colpito ancora una volta per la sua scenografia maestosa, pronta a disseminare un coro di foglie robuste, autorevoli e impreziosite dai riflessi autunnali. Tu mi hai guardato con orgoglio e nostalgia. Forse un pensiero ai fiori bianchi che hai ospitato in altre stagioni. 

Mi hai regalato un ricordo, una memoria densa di percezioni e di conoscenza. MI hai condotto a pensare ciò che non volevo o non potevo pensare nell’orizzonte pre-pandemia: un sistema di città ibrido, con ipermercati a  poca distanza, stabilimenti balneari, code di auto, svincoli autostradali ma anche cuori e intelligenze vegetali. 

Dall’alto della tua chioma il mio pensiero – seguendo una luce che danza nel vento – si è spostato in basso, colpito da radici sempre più estese e destinate a trafiggere con dolcezza una coltre di asfalto obsoleto e calpestato senza troppa attenzione. 

Radici determinate, lungo la linea del cambiamento del mondo. Radici ricche di certezza, in un’epoca in bilico tra distruzione e rinnovamento. Radici astute e piene di energia, in quiete nel perenne movimento. Silenziose ondulazioni del terreno, circolazione di linfa, migrazioni di esistenze dal cielo  verso i meandri profondi della terra: un insieme di percezioni che mi spingono altrove, in un gioco di elementi,  albero di camelia. “La vita si propaga in lei”: all’improvviso un sussurro, frutto di un istante di riflessione. La luce del ponente grigio-perla mi afferra e mi ingloba nella sua galassia. All’improvviso negozi, traffico autostradale, carrelli di merci si eclissano in una parentesi senza colori e prende forma un universo circolare, in cui io e l’albero ci scambiamo idee e progetti per tempi crepuscolari, dai tratti ancora sfumati eppure prossimi. 

Un’eco luminosa mi ripete: “Sei in attesa della tua anima. Ascolta l’albero che stai guardando come mai lo hai visto. Fermati e abbraccia tronco e rami. Guarda lontano, insieme al gabbiano che valica l’orizzonte!”. 

Mi avvicino all’albero, raccolgo le sue foglie transitate ai bordi del marciapiede, lungo un viottolo che orienta a condomini abitati da tante generazioni, quasi per diffondere un progetto. 

Ecco allora che una metamorfosi stupisce il mio sguardo: i nodi dell’asfalto sono ormai un’espansione delle radici, in un’ansia di mutamento e di cooperazione tra oggetti ed esseri viventi che una città inedita, un sistema poroso in cui tutto parla e dialoga con tutto, mette in scena.  

Vorrei essere brezza e nuvola, uccello e vento per sfiorare l’albero dalle camelie perdute ma dai tesori sempre nuovi. Vorrei fuggire nella placida oscurità delle sue radici, trasportare in me la potenza del suo tronco, simulare la forza con cui sopporta tempeste improvvise e senza tregua. La marginalità e i continui adattamenti non ti spaventano, carissimo albero di camelie bianche, capace di sostenere differenze e di inglobarle in un destino!

“Coraggio, viaggiatrice del tempo! Assapora con me l’istante di luce marina e l’odore delle piante del vicino orto. Non dimenticare però di comunicare con tutto il resto della città: la mia chioma, le mie radici parlano sempre ogni giorno anche con auto e passanti, persino con i rifiuti ai bordi delle strade!”.

L’albero di camelie mi ha sfiorato con il suo linguaggio chiaro, senza enigmi, quasi immergendomi nelle trame di un pensiero diffuso e di una rinascita continua.

“Saggio albero di camelie, da questo momento in poi entri a far parte dell’Accademia dei Filosofi delle piante,cui appartengono alcuni illustri pensatori: J.J. Rousseau poco conosciuto per  la sua vena di osservatore e collezionista botanico; Deleuze e Guattari che – nel corso di un tempestoso e  magmatico Novecento – individuano il pensiero nelle radici  del cosmo; P. Valéry che mette in scena un’ inusitata conversazione tra il pastore Titiro e  il filosofo Lucrezio sullo stile fabuloso degli alberi”.

La chioma dell’albero annuisce con il respiro intermittente del vento, alle tre del pomeriggio, in un quartiere che forse raccoglie la luce cauta dell’autunno per riscoprirsi in divenire con le trasformazioni del mondo. Orto e ipermercato;  viottolo e autostrada; cemento e luce del mare: sintesi impossibile? 

Un albero di camelie in periferia: tra luci dell'autunno e promesse del futuro

Affacciandomi  da un terrazzo di uno stabile un poco annoiato, ai bordi della via Aurelia, ponente estremo di Savona, di fronte a negozi e parcheggi a pettine, ti ho re-incontrato in  un pomeriggio d’autunno con promessa di pioggia, albero di camelia, sotto un cielo denso di bruma in arrivo dal fronte  francese o dal lontano Oceano di cui si avverte comunque la presenza.  

Sotto il velo di una luce grigio perla, il  tuo tronco con ombre verde scuro mi ha colpito ancora una volta per la sua scenografia maestosa, pronta a disseminare un coro di foglie robuste, autorevoli e impreziosite dai riflessi autunnali. Tu mi hai guardato con orgoglio e nostalgia. Forse un pensiero ai fiori bianchi che hai ospitato in altre stagioni. 

Mi hai regalato un ricordo, una memoria densa di percezioni e di conoscenza. MI hai condotto a pensare ciò che non volevo o non potevo pensare nell’orizzonte pre-pandemia: un sistema di città ibrido, con ipermercati a  poca distanza, stabilimenti balneari, code di auto, svincoli autostradali ma anche cuori e intelligenze vegetali. 

Dall’alto della tua chioma il mio pensiero – seguendo una luce che danza nel vento – si è spostato in basso, colpito da radici sempre più estese e destinate a trafiggere con dolcezza una coltre di asfalto obsoleto e calpestato senza troppa attenzione. 

Radici determinate, lungo la linea del cambiamento del mondo. Radici ricche di certezza, in un’epoca in bilico tra distruzione e rinnovamento. Radici astute e piene di energia, in quiete nel perenne movimento. Silenziose ondulazioni del terreno, circolazione di linfa, migrazioni di esistenze dal cielo  verso i meandri profondi della terra: un insieme di percezioni che mi spingono altrove, in un gioco di elementi,  albero di camelia. “La vita si propaga in lei”: all’improvviso un sussurro, frutto di un istante di riflessione. La luce del ponente grigio-perla mi afferra e mi ingloba nella sua galassia. All’improvviso negozi, traffico autostradale, carrelli di merci si eclissano in una parentesi senza colori e prende forma un universo circolare, in cui io e l’albero ci scambiamo idee e progetti per tempi crepuscolari, dai tratti ancora sfumati eppure prossimi. 

Un’eco luminosa mi ripete: “Sei in attesa della tua anima. Ascolta l’albero che stai guardando come mai lo hai visto. Fermati e abbraccia tronco e rami. Guarda lontano, insieme al gabbiano che valica l’orizzonte!”. 

Mi avvicino all’albero, raccolgo le sue foglie transitate ai bordi del marciapiede, lungo un viottolo che orienta a condomini abitati da tante generazioni, quasi per diffondere un progetto. 

Ecco allora che una metamorfosi stupisce il mio sguardo: i nodi dell’asfalto sono ormai un’espansione delle radici, in un’ansia di mutamento e di cooperazione tra oggetti ed esseri viventi che una città inedita, un sistema poroso in cui tutto parla e dialoga con tutto, mette in scena.  

Vorrei essere brezza e nuvola, uccello e vento per sfiorare l’albero dalle camelie perdute ma dai tesori sempre nuovi. Vorrei fuggire nella placida oscurità delle sue radici, trasportare in me la potenza del suo tronco, simulare la forza con cui sopporta tempeste improvvise e senza tregua. La marginalità e i continui adattamenti non ti spaventano, carissimo albero di camelie bianche, capace di sostenere differenze e di inglobarle in un destino!

“Coraggio, viaggiatrice del tempo! Assapora con me l’istante di luce marina e l’odore delle piante del vicino orto. Non dimenticare però di comunicare con tutto il resto della città: la mia chioma, le mie radici parlano sempre ogni giorno anche con auto e passanti, persino con i rifiuti ai bordi delle strade!”.

L’albero di camelie mi ha sfiorato con il suo linguaggio chiaro, senza enigmi, quasi immergendomi nelle trame di un pensiero diffuso e di una rinascita continua.

“Saggio albero di camelie, da questo momento in poi entri a far parte dell’Accademia dei Filosofi delle piante,cui appartengono alcuni illustri pensatori: J.J. Rousseau poco conosciuto per  la sua vena di osservatore e collezionista botanico; Deleuze e Guattari che – nel corso di un tempestoso e  magmatico Novecento – individuano il pensiero nelle radici  del cosmo; P. Valéry che mette in scena un’ inusitata conversazione tra il pastore Titiro e  il filosofo Lucrezio sullo stile fabuloso degli alberi”.

La chioma dell’albero annuisce con il respiro intermittente del vento, alle tre del pomeriggio, in un quartiere che forse raccoglie la luce cauta dell’autunno per riscoprirsi in divenire con le trasformazioni del mondo.