ELVIO TOSELLI

BREVE PROFILO

Laureato in Scienze biologiche presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche, Chimiche e Naturali dell’Università degli Studi di Trieste con una tesi sperimentale in Ecologia vegetale relativa alla presenza e distribuzione dell’aggregato Polypodium vulgare L. nel Friuli Venezia Giulia alla luce di uno studio ecoclimatico. Negli anni successivi si è dedicato a ricerche ecologiche sul territorio del Carso triestino e in particolare in alcune geomorfologie carsiche finanziate dal Seminario Ecologico della Facoltà di Scienze dell’Università di Trieste. Nel maggio 1981 contribuiva alla rewalizzazione e coordinamento del Convegno Internazionale sulla Val Rosandra (Trieste) sotto gli auspici del Programma MAB dell’UNESCO, partecipando successivamente al Convegno Internazionale sull'”Ecologia nella pratica” del settembre dello stesso anno a Parigi e organizzato dall’UNESCO nell’ambito del Programma MAB. Nel 1988-1991 elaborava un Progetto di fruizione della Riserva Naturale della Val Rosandra su incarico del Comune di San Dorligo della Valle finalizzato alla realizzazione di un sistema di cartelli con testo e disegni relativi a flora e fauna dell’ambiente. Nei primi anni 1990 collaborava con un gruppo attivo nel C.E.T.A di Gorizia elaborando un Progetto Regionale di Educazione Ambientale che veniva approvato e finanziato dalla Commissione Nazionale e che avrebbe portato alla costituzione del “Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale”. Nel 1999 elabora un Progetto Regionale di Educazione alla Biodiversità (“Centro di Esperienza per la Biodiversità”) che approvato dalla Commissione Nazionale viene gestito successivamente dalla Regione Friuli-Venezia GIulia insieme con il Dipartimento di BIologia dell’Università di Trieste e la Scuola Media Statale “Addobbati-Brunner” di Trieste, dove il sottoscritto insegnava ed era il responsabile del Progetto scolastico di Educazione Ambientale fin a partire dall’anno 1994. Nel 1999 vinceva il concorso regionale per la qualifica di “Docente supervisore del tirocinio” presso la S.S.I.S. istituita dall’Università di Trieste.

Ripensare le piante nella Biosfera: un'esperienza personale e sociale

Camminare in uno dei giardini urbani frequenti nelle città di tutti i continenti e attrezzato con panchine, laghetti, forse anche con un’area-giochi per bambini, il tutto circondato da aiuole, zone verdi e alberi di diverse età significa vivere: è questo un momento di tranquillità personale ed allontanarsi dagli assilli e dagli affanni del vivere i problemi della quotidianità. Il camminare in questo piacevole contesto urbano consente di allargare lo sguardo sul mondo delle piante circostanti, forse anche con un certo piacere estetico nel guardare la molteplicità di fioriture colorate, di piante dotate di un fogliame elegante o particolare, oppure altri scorci verdi. Penso che tale sguardo sia comune, spontaneo, abituale nei fruitori di giardini, specie in quelli ben curati dagli enti gestori e che invogliano ad una piacevole frequentazione. Tuttavia anche nel trascorrere questi momenti di ricreazione immersi nel verde si tratta solitamente di uno sguardo umano che scorre in modo osservativo superficiale ben diverso da uno sguardo attentivo che mira intenzionalmente a catturare specificità e armonia o particolarità botaniche. Diversi anni fa, mentre sostavo in un giardino pubblico della città di Trieste, fui attratto da un albero maestoso che mi parve singolare per la forma peculiare delle foglie: Ginkgo biloba. Specie originaria delle foreste temperate della Cina viene ritenuto minacciato di estinzione: decisi di approfondirne la conoscenza. Partendo dall’idea che le piante possono essere considerate “compagne di vita” quando le si conoscono e seguono nelle loro diverse fasi di crescita quali nascere, crescere e vivere, ho seguito questa mia intuizione e per alcuni anni raccolsi semi caduti da maestosi esemplari di sesso femminile, messi a dimora più di 150 anni fa. Autunno dopo autunno, anno dopo anno ho continuato a raccoglierli e farli germinare in vaso, offrendomi in tal modo l’opportunità di prenderne cura e seguirne la crescita. Ad oggi è stato possibile creare una piccola “nursery” con esemplari in vaso di età e dimensioni diverse e io destino alcuni momenti del tempo giornaliero a studiare ed ammirare i Ginkgo che allietano il mio sguardo. Nel ripensare a questa esperienza mi sono reso conto che si era trattato all’inizio di uno sguardo in sostanza superficiale, attratto dalle principali e più evidenti caratteristiche: le foglie flabellate parallelinervie e l’abito giallo-dorato assunto dalla chioma nella stagione autunnale. Ma successivamente lo sguardo è diventato indagatore, nel senso che cercavo di conoscerne meglio sue caratteristiche, in quanto specie arborea arcaica, che sopravvive da più di 150 milioni di anni. Fin dai tempi antichi questo albero attirò l’attenzione di popolazioni della Cina in quanto lo ritennero fortemente meritevole di interesse e cura forse anche per l’utilizzo alimentare dei semi, attuato tutt’oggi in cerimonie. Una nota storica in merito rammenta che un personaggio cinese, Lao Tzu, vissuto nel IV secolo d.C. ritenuto fondatore del pensiero filosofico del Taoismo, avrebbe dedicato attenzione a questo albero. Se è stata attribuita a questo albero una sorta di spiritualità valorizzata da comunità umane in tempi remoti, forse si spiegherebbe come in secoli successivi esso abbia consolidato la sua presenza e ruolo in una dimensione religiosa collegata alla pratica della sua coltivazione nei giardini dei templi buddisti di Cina, Corea, Giappone. L’albero oggi è utilizzato nei giardini urbani e nelle alberature stradali ed è diffuso in quasi tutti i continenti. A Trieste, a partire dal marzo 2018, è stata avviata una esperienza collettiva di conoscenza e valorizzazione di Ginkgo biloba preceduta da una conferenza pubblica su questo albero. Introdotto dalla conferenza si costituì un gruppo di circa 20 cittadini che desideravano approfondire le loro conoscenze sugli aspetti naturalistici di questa specie arborea e pure su moderne ricerche farmacologiche relative a proprietà di alcune molecole presenti nelle foglie. In tal modo questo albero, inizialmente sconosciuto alla maggioranza dei cittadini, ha ottenuto una notevole visibilità e popolarità a livello locale ed un fotografo professionista ha prodotto un breve filmato pubblicato sul sito web del quotidiano locale. L’esperienza collettiva si è arricchita con osservazioni di gruppo guidate in alcuni giardini pubblici; nel corso dello studio e delle esperienze dirette i partecipanti hanno inoltre approfondito il ruolo della luce sulle piante, organismi autotrofi. Ciò è stato effettuato mediante misurazioni dell’Energia radiante del Sole per mezzo di un “Quantum-Foto-Radiometro”, strumento didattico-scientifico provvisto di sensore idoneo alla misura del valore complessivo dell’Energia radiante, e di un altro atto a rilevare la frazione dell’Energia radiante utilizzata nel processo fotosintetico. Questa esperienza ha contribuito a far crescere le conoscenze dei partecipanti avvalendosi della metodologia della “Ricerca-Azione Partecipativa”. Si segnala infine la cura offerta da alcuni partecipanti che hanno seguito le fasi di raccolta dei semi, la germinazione e la loro coltivazione in vaso per giungere alla messa a dimora degli alberelli in un’area verde protetta. L’impegno profuso a questo scopo segnala una forte motivazione legata al valore attribuito all’iniziativa. Ripensare quest’oggi agli aspetti culturali e sociali connessi con Ginkgo biloba, integrati con le moderne conoscenze scientifiche sulla sua biologia ed ecologia, mettendo in atto attività di coltivazione ed esperienze dirette “sul campo”, tendenti ad ampliarla ad altre specie arboree in particolare se native del territorio, può costituire la tappa di un percorso educativo rivolto a creare una “Nuova Alleanza tra l’Umanità e la Natura”, in una visione globale che rende consapevoli del Valore Umano della Biodiversità.